Come riconoscere un tartufo fresco

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Il tartufo è un alimento decisamente pregiato, e per certi versi anche tutt’altro che facile da servire in tavola, senza una certa esperienza nelle ricette che lo coinvolgono. Per questo, quando decidiamo di cucinare un piatto con il tartufo, il nostro obiettivo è quello di far sì che sia tutto perfetto, a partire proprio dal protagonista. Nasce così un dubbio: come possiamo riconoscere un tartufo fresco?

Per il suo costo, infatti, potremmo incappare in pessime esperienze, con venditori disposti a offrirci un tartufo che non sia davvero all’altezza. Cerchiamo quindi di scoprire insieme ai consigli di Tartufi e Dintorni quali sono le caratteristiche che possiamo utilizzare per scoprire se un tartufo è più o meno fresco.

Cos’è il tartufo?

Ci si potrebbe chiedere perché il tartufo è così soggetto a freschezza. Si tratta infatti non di un tubero, come potrebbe suggerire la sua forma, bensì di un fungo, che al contrario di quelli che siamo abituati a conoscere non si sviluppa in superficie ma sotto la terra. Solitamente infatti può essere trovato vicino a radici di alberi e strutture vegetali simili, ed è per questo che la loro ricerca è tutt’altro che facile, con l’utilizzo, ad esempio, di cani da tartufo, addestrati proprio per trovare questi funghi grazie al loro caratteristico odore.

In quanto funghi, quindi, possono subire una forma di deterioramente, per cui la differenza tra tartufo fresco e non fresco è tutt’altro che trascurabile (anche in virtù del già citato costo).

Riconoscere un tartufo fresco

Come possiamo riconoscere un tartufo fresco? I due sistemi migliori utilizzano i nostri sensi: parliamo di olfatto e di tatto. Certo è che l’esperienza, nel tempo, aiuta nel migliorare la nostra capacità di discernimento, ma fino ad allora questi consigli sono comunque validi, con la relativa attenzione.

Nel caso dell’olfatto il risultato può essere più facile da cogliere anche per i meno esperti: l’odore di un tartufo fresco, infatti, è davvero molto forte, e avvicinandoci lo sentiremo in tutta la sua “potenza”, al punto da poterne essere anche infastiditi. Si tratta di un odore che secondo alcuni è simile a quello del fieno o delle castagne, ma in realtà il solo sentire un odore molto forte vi aiuterà a comprendere se il tartufo è fresco o meno. L’assenza di odore, o un odore molto tenue, è il primo campanello di allarme verso un tartufo che è tutt’altro che nelle sue migliori condizioni.

Altra caratteristica, che invece richiede davvero una certa esperienza, è il tatto. I vari tipi di tartufo, se freschi, hanno una consistenza e un senso al tatto decisamente particolari. Vediamo alcune indicazioni.

Un tartufo moscato, ad esempio, è riconoscibile, se fresco, dalla buccia molto delicata e friabile, al punto da andare maneggiato con cura. Nel caso invece del tartufo nero pregiato la freschezza è contraddistinta da caratteristiche completamente opposte: la buccia è dura, difficile da scalfire. Proprio queste differenze, variabili da tartufo a tartufo, rendono necessaria esperienza e anche fiducia verso chi ci sta vendendo il tartufo.

Conservare il tartufo

Possiamo conservare il tartufo? In quanto un fungo, la conservazione del tartufo non è molto semplice, e l’ideale è consumarlo entro pochi giorni. Per questo è molto più facile vederlo in un ristorante che in una comune cucina, proprio perché la domanda di piatti a base di tartufo porta a un costante ricambio delle scorte di questo pregiato alimento.