Tartufi Velenosi e non commestibili: la guida completa

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Tartufi non commestibili
Tartufi non commestibili

Quando non si conoscono i funghi è sempre consigliato l’aiuto di un esperto prima di consumarli. Lo stesso vale per i tartufi?

Nella guida di oggi ci occuperemo proprio di questo: identificare eventuali tartufi velenosi e descriverli, così anche da dare una mano a riconoscerli e ad evitare che finiscano nel nostro piatto.


Non tutti i tartufi sono commestibili

Non tutti i tartufi sono commestibili e dunque destinati al consumo umano. Ne esistono di diversi tipi che sono o disgustosi da mangiare, o tossici per l’uomo (anche se come vedremo più avanti non ci sono in realtà tartufi che costituiscono pericolo per la salute).

Di seguito troverete una lista e una breve guida al riconoscimento dei tartufi che non sono commestibili.

Tartufo Fetido

Tartufo Fetido
Tartufo Fetido

Il nome con il quale è conosciuto dai cavatori di mezzo mondo vale più di lunghissime spiegazioni. Colore rosso scuro, tendente al marrone; consistenza molle; odore semplicemente disgustoso; uno dei pochi tartufi che neanche gli animali del bosco consumano; da scartare immediatamente.

Tartufo Matta Rossa

Tuber Rufum Pico
Tuber Rufum Pico

Nome educato Tuber Rufum Pico, catalogato da Fries 1823. Un tartufo dall’esterno rosso bruno, di dimensioni molto piccole che in genere non superano quelle di una noce. Talvolta si può presentare anche con un colore tendente al giallo.

Ha una consistenza molto dura e un peridio spesso. Ha delle piccole verruche appiattite sull’esterno, che contribuiscono a renderne aspetto e tatto molto ruvidi.

All’interno, una volta aperto, si rivelerà una gleba (la parte interna del tartufo) di consistenza simile alla cartilagine, con un colore che può andare dal grigio al rosso bruno. Ha venatura di colore bianco/giallo, talvolta tendenti all’avorio.

A tradirne la scarsa commestibilità è l’odore: molto acido e nauseabondo, non invita nessuno a mangiarlo. Difficilissimo farlo finire nel piatto per sbaglio.

Tartufo Legnoso – Tartufo Scavato

Tartufo Legnoso
Tartufo Legnoso

Sotto questa due nomenclature finisce in realtà lo stesso tartufo. Ha una tipica cavità centrale e una consistenza molto dura, caratteristiche che sono la fonte del primo e del secondo nome. Si trova, purtroppo per chi stava prefigurandosi una buona cena a base di tartufi, molto spesso.

Non ha profumo, è estremamente duro, non commestibile, anche se comunque non nocivo.

Tartufo Rosso o Tuber Rufum

Tuber rufum
Tuber rufum

Un’altra specie di tartufi relativamente comune e che non può essere mangiata. Viene riconosciuto molto facilmente a causa del suo colore rosso, piuttosto intenso.

Si presenta con un diametro massimo di 4 centimetri (ha dunque una pezzatura molto piccola) e un globo molto irregolare. Ha spesso una consistenza al tatto vellutata.

Ha un peridio molto spesso, che è ricoperto inoltre di verruche.

La gleba all’interno si presenta come bianca e piuttosto molle, con un nucleo che però torna ad essere rosso scuro.

A tradirlo, anche in questo caso, l’odore: è molto forte e decisamente nauseabondo. È disgustoso a sufficienza da portare chiunque a buttarlo via.

Il tartufo dei porci: il primo dei tartufi velenosi

Tartufo dei Porci
Tartufo dei Porci

Può ricordare, almeno ai non esperti, il tartufo Bianco di Alba. Si presenta infatti con un peridio biancastro, che però al contrario di quanto avviene per il Bianco d’Alba, assume anche tonalità crema e ocra. Riconoscerlo, per gli esperti, non è difficilissimo, anche perché le venature della gleba sono molto meno pronunciate.

Problematico il fatto che anche l’odore, tra le altre cose, ricorda quello del tartufo bianco.

Confonderlo è pericoloso, anche se in modo relativo. Il tartufo dei porci, nome scientifico Choiromyces meandriformis, è infatti uno dei pochissimi tartufi velenosi: consumarlo è fonte di attacchi di diarrea molto importanti, che non andrebbero sottovalutati in quanto capaci di portare alla disidratazione del soggetto.

Chi avesse consumato il tartufo dei porci, che deve il suo nome proprio al fatto che i maiali ne sono particolarmente ghiotti, dovrebbe contattare, anche se senza eccessive preoccupazioni, il medico.

Balsamia Vulgaris

Balsamia Vulgaris
Balsamia Vulgaris

La Balsamia Vulgaris è un altro tartufo dall’aspetto molto particolare. Si presenta come un tartufo di forma non sferica e e scomposta, con un peridio molto ruvido. All’interno, la gleba si presenta come non compatta, con delle lacune, a venatura molto chiara.

Anche qui ad aiutarci a riconoscerlo sarà l’odore: particolarmente forte, può causare nausea, è così penetrante da rimanere nel naso anche per diversi minuti dopo che stato annusato.

È il secondo (e ultimo) tartufo ad essere velenoso: causa diarrea, vomito e nausea.

Sì, ci sono tartufi velenosi, anche se è impossibile morire

Ci sono, come abbiamo visto sopra, dei tartufi velenosi, anche se le reazioni che causano sono molto inferiori rispetto a quelle degli altri funghi velenosi.

Non si sono mai registrati casi di persone morte per avere mangiato il tartufo sbagliato, anche se avere a che fare con uno qualunque dei tartufi sopra elencati, non commestibili e talvolta velenosi, non è mai un’esperienza piacevole, fosse anche per il terribile gusto che hanno.

In realtà un morto di tartufo c’è, forse…

Lionello di Anversa
Lionello di Anversa

Le antiche cronache raccontano della curiosa morte di Lionello di Anversa, Primo Duca di Clarence. Morì ad Alba, durante un banchetto nuziale, nel 1368 e tanto basta a sollevare già qualche dubbio. Secondo una cronaca del tempo, dopo aver consumato troppi tartufi, avvertì un colpo di calore e morì.

Ai tempi fu accusato (e poi prosciolto) il suocero, William Donn de Burgh. Sul fatto però esistono cronache contrastanti e ci sono ottime probabilità che i tartufi di Alba, in realtà, fossero più che buoni e che non abbiano avuto nessun ruolo nella morte di Lionello, terzo figlio del Re Edoardo III di Inghilterra.